Morire per informare

di: Ottavina Reale

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Molto spesso in questo blog abbiamo denunciato la scarsa professionalità, per non dire l’aperto servilismo, di certo giornalismo. Oggi invece vogliamo ricordare uno ad uno i 33 giornalisti e gli operatori dei media che hanno sacrificato la loro vita dall’inizio dell’anno per poterci offrire l’informazione.  Il loro sacrificio, paradossalmente, spesso non fa notizia e non ha il risalto che  merita. A loro ed a tutti quelli che sono stati uccisi negli anni passati il nostro commosso ringraziamento.

AFGHANISTAN

10 marzo: Jawed Ahmad, collaboratore della catena televisiva Canadian TV, viene ucciso a colpi di arma da fuoco da due killer mentre il giornalista stava uscendo dalla sua macchina in un quartiere centrale della città di Kandahar. Il giornalista è morto immediatamente. Alcuni giornalisti afghani, interrogati sui motivi dell’uccisione, hanno indicato i talebani come possibili mandanti, ma nessuna ipotesi è esclusa. Nel novembre 2007, Jawed Ahmad era stato accusato dall’armata americana di essere un “nemico combattente” e di avere stretti rapporti con gli insorti. Per undici mesi era stato detenuto nella base militare di Bagram (nord di Kabul). Secondo le autorità militari americane egli costituiva un pericolo per le forze di coalizione e per il Governo. Era stato rilasciato il 22 settembre 2008. Alla sua uscita dalla prigione aveva dichiarato: “Ditemi come è possibile fare il reporter nel sud di questo Paese senza avere contatti coi talibani? Ciò è normale ed è un mio diritto”. Il giornalista aveva inoltre denunciato di essere stato privato del sonno in carcere e di essere stato rinchiuso in una cella con detenuti che avevano problemi psichici. Recentemente aveva dichiarato di voler scrivere un libro sulla sua carcerazione a Bagram.

COLOMBIA

24 aprile: José Everardo Aguilar, cronista per le stazioni radio private Radio Super e Bolívar Estéreo viene ucciso da un killer che si era introdotto nella sua abitazione, nella città di El Bordo (dipartimento di Cauca, sud-ovest del Paese), con il pretesto di consegnargli informazioni e foto. Il giornalista vieneo assassinato con tre colpi di arma da fuoco. Aguilar era molto famoso nella regione per le sue inchieste con cui denunciava regolarmente la corruzione amministrativa del dipartimento di Cauca, dove i giornalisti sono continuamente esposti agli attacchi dei narcotrafficanti.

FILIPPINE

23 febbraio: Ernesto Rollin, 40 anni, presentatore alla statione radio locale DxSY-AM, viene ucciso mentre stava recandosi al lavoro nella città di Ozamiz City (Misola di Mindanao, sud del Paese), da due killer a bordo di una moto. Ernesto Rollin aveva iniziato la sua carriera dodici anni fa. Ultimamente presentava, in prima serata, un programma molto famoso nella sua regione perché si occupava di affari pubblici e di corruzione. Rollin è il primo giornalista ucciso nelle Filippine nel 2009, ma il 99mo dal 1986, anno che ha segnato ritorno nel Paese della democrazia.

GUATEMALA

2 aprile: Rolando Santis, giornalista televisivo del notiziario Telecentro Trece della tv guatemalteca viene assassinato a colpi di pistola a Città del Guatemala; il suo cameraman, Juan Antonio de León Villatoro,  rimane ferito. Secondo la ricostruzione della polizia, Santis era a bordo della sua automobile quando viene avvicinato da due uomini in motocicletta che hanno aperto il fuoco; il giornalista muore sul colpo e la sua vettura, sbandando, ha investito due passanti, anche loro rimasti feriti. “Non è possibile, abbiamo paura. Ora tocca anche ai giornalisti” ha detto il direttore di Telecentro Trece, Juan Carlos Lange, riferendosi all’ondata di violenza che solo nel 2008, nel paese più popoloso dell’America Centrale, ha registrato 6300 omicidi. Santis aveva lavorato per almeno un ventennio anche per il notiziario Noti 7 dell’emittente televisiva nazionale e collaborava con Radio Sonora.

HONDURAS

18 aprile: Osman López, 27 anni, che lavorava per il dipartimento della comunicazione del palazzo presidenziale, per il quotidiano ‘La Tribuna’ e come corrispondente della catena televisiva Canal 45, viene ucciso nella capitale Tegucigalpa, da sconosciuti che gli sparano mentre era a bordo della sua vettura.

31 marzo: Rafael Munguía, corrispondente della stazione privata nazionale Radio Cadena Voces (RCV) viene ucciso nella città di San Pedro Sula (nord-ovest del Paese), da killer a bordo di una vettura che gli hanno sparato mentre il giornalista stava per entrare nella sua abitazione. Proprio prima di essere assassinato Munguía aveva appena registrato un servizio sulla situazione di insicurezza della città.

INDIA

24 marzo: Anil Majumder, 39 anni, caporedattore del giornale ‘Aji’, viene ucciso nella città di Guwahati (capitale dello Stato dell’Assam, nord-est del Paese). Il giornalista viene colpito da molti proiettili sparati da sette individui che lo stavano aspettando vicino alla sua abitazione mentre Majumder stava tornando dal lavoro. ‘Aji’ è un quotidiano in lingua assamese che sostiene le trattative tra il governo e i militanti dell’ULFA (United Liberation Front of Asom), una formazione guerrigliera etnica che lotta per l’indipendenza della regione dal 1979.

IRAQ

3 febbraio: il giornalista sportivo Alaa Abdel Wahab, corrispondente per la catena Al-Baghdadia e molto noto nel Paese, rimane ucciso per l’esplosione di una bomba collocata sotto la sua vettura nel quartiere di Al-Chourta, zona nord della città di Mossul.

5 febbraio: Majid el Saker, 51 anni, responsabile della rubrica sportiva del giornale ‘Bianat el Jedida’ e membro dell’Unione irachena della stampa sportiva, muore in seguito alle ferite riportate in un attentato avvenuto il 2 febbraio 2009 nel quartiere di Ziyouna a Baghdad, mentre stava recandosi al lavoro.

KENIA

28 gennaio: il corpo senza vita di Francis Kainda Nyaruri, giornalista indipendente con base nella città di Nyamira (sud-ovest del Paese), scomparso il 16 gennnaio scorso, viene ritrovato nella foresta di Kodere, situata nella regione del Rachuonyo. Il giornalista è stato decapitato. Secondo il quotidiano privato ‘The Standard’, Francis Kainda Nyaruri avrebbe dichiarato a più riprese di essere stato minacciato da ufficiali di polizia, a causa di numerosi articoli da lui scritti per un settimanale locale

MADAGASCAR

7 febbraio: Ando Ratovonirina, 25 anni, giornalista che lavorava per l’emittente radiotelevisiva Analamanga (RTA), viene ucciso mentre stava coprendo una manifestazione che si svolgeva davanti al palazzo presidenziale nella città di Antananarivo, capitale del Paese. Il giornalista è stato ucciso dalla gurdia presidenziale che ha sparato sulla folla ucidendo 22 manifestanti e ferendo più di duecento persone.

MESSICO

27 maggio: Eliseo Barrón Hernández, 36 anni, che lavorava per il quotidiano ‘Milenio Torreòn’ e per altri giornali viene ucciso nella città di Gomez Palacios (stato di Durango, centro-nord del Paese) dopo essere stato rapito dalla sua abitazione. Il corpo del giornalista viene ritrovato in un canale di irrigazione il giorno dopo il rapimento, avvenuto a opera di un comando di otto uomini che si erano introdotti nella sua abitazione e avevano prelevato Barrón Hernández dopo averlo violentemente picchiato davanti agli occhi della moglie e delle sue giovani figlie. Il giornalista aveva recentemente pubblicato alcuni articoli relativi alla revoca della sospensione di 300 agenti di polizia accusati di corruzione.

7 maggio: Carlos Ortega Melo Samper, corrispondente del quotidiano ‘Tiempo de Durango’, pubblicato nella città di Santa Maria del Oro (centro-nord del Paese) viene ucciso da quattro killer che a bordo di due auto hanno bloccato il veicolo del giornalista che stava rientrando a casa, e dopo averlo fatto scendere con la forza dalla sua macchina lo hanno crivellato di proiettili.  Alcuni giorni prima il giornalista, che era anche avvocato, era stato duramente attaccato dal sindaco della città per aver denunciato con alcuni articoli degli atti fraudolenti ai danni di operai del comune. Due mesi prima l’auto del giornalista era stata incendiata ma la polizia non aveva aperto nessuna inchiesta su tale attentato.

23 febbraio: Luis Daniel Méndez Hernández, corrispondente del programma d’informatione “Enlaces Noticias” diffuso da  Radiorama Tuxpan su molte frequenze regionali viene ucciso da quattro proiettili che lo raggiungono alla schiena nella città di Huayacocotla, nello stato di Veracruz (sud-est del Paese).

14 febbraio: il fotoreporter Jean Paul Ibarra Ramírez, che lavorava per il quotidiano ‘El Correo’, viene ucciso nella città di Iguala (stato del Guerrero), mentre in compagnia della giornalista Yenny Yuliana Marchán Arroyo, di ‘Diario 21′, stava recandosi in motocicletta nel luogo dove era avvenuto un incidente automobilistico. I killer, presumibilmente sicari di un cartello di narcotrafficanti, gli hanno sparato da bordo di un’altra motocicletta e poi quando il fotoreporter è caduto lo hanno finito con un colpo alla testa. Anche la giornalista è rimasta seriamente ferita.

NEPAL

12 gennaio: Uma Singh, una giornalista che si occupava di diritti delle donne e aveva criticato gli esponenti politici nepalesi viene pugnalata a morte nel Terai, nella zona meridionale del Nepal. A darne notizia sono fonti della polizia locale, secondo le quali un gruppo di uomini armati è entrato nell’appartamento della giornalista, Uma Singh, a Janakpur e ha pugnalato ripetutamente la donna. Uma Singh, 24 anni, lavorava per il quotidiano locale ‘Janakpur Today’ e per l’emittente radiofonica Radio Today.

PAKISTAN

16 aprile: Wasi Ahmed, corrispondente del quotidiano ‘Balochistan Express’ che esce nel distretto di Khuzdar (sud-ovest del Paese), muore per le ferite riportate dopo essere stato ferito l’11 aprile da uomini armati, che lo avevano colpito mentre il giornalista si trovava vicino a una edicola.

26 marzo: Raja Assad Hameed, giornalista per il quotidiano in lingua inglese ‘The Nation’ e per la catena televisiva Waqt TV Channel, viene ucciso nella città di Rawalpiundi (nord-est del Paese) mentre stava rientrando nella sua abitazione. Il giornalista viene colpito da quattro proiettili alla testa.

18 febbraio: Mosa Khankhel, 28 anni, corrispondente per la catena Geo News e per il giornale ‘The News’ viene ucciso poco dopo essere stato rapito da un gruppo fedele al religioso pro-talebani Maulan Sufi Muhammad. Il giornalista era stato rapito nella valle dello Swat, dove vi si era recato per documentare il recente accordo di pace che prevede l’applicazione, in una parte della valle, della Sharia, la legge secondo i musulmani ortodossi.

24 gennaio: Aamir Wakil, 40 anni, che lavorava per il quotidiano ‘Awami Inqilab’ (La rivoluzione del popolo), viene ucciso nella città di Rawalpindi da alcuni killer mentre stava rientrando a casa.

4 gennaio: Muhammad Imran, 20 anni, cameraman stagista dell’emittente televisiva Express TV, e Saleem Thair Awan, 45 anni, ex redattore per i giornali locali ‘Apna’ e ‘Aitedal’, diventato giornalista free-lance e collaboratore di svariate testate, perdono la vita a causa di un attacco kamikaze che ha seguito di poco una prima deflagrazione, di minore entità, che ha attirato, sul luogo dell’esplosione, poliziotti, civili e giornalisti. Saleem Thair Awan muore sul colpo mentre Muhammad Imran decede poco dopo il ricovero in ospedale.

PARAGUAY

12 febbraio: Martín Ocampos Páez, direttore di Hugua Ñandú FM viene ucciso nella città di Concepción (centro del Paese), da alcuni killer che sono penetrati nella sua abitazione. Il giornalista, direttore di una radio comunitaria, era famoso per le sue quasi quotidiane denunce sugli appoggi della polizia ai narcotrafficanti. Páez aveva nel passato ricevuto molte minacce e il suo assassinio ha coinciso con un’ordinanza della giustizia locale di sequestro dell’equipaggiamento della sua stazione radio e di quella di un’altra radio comunitaria, Joaju FM, “colpevoli” entrambe di aver denunciato gravi brutalità dell’esercito nei confronti di villaggi accusati di dar ospitalità a guerriglieri.

RUSSIA

30 marzo: Sergei Protazanov, giornalista e tipografo di ‘Grajdanskoie Soglasie’, un piccolo giornale di opposizione della municipalità di Khimki, nell’hinterland di Mosca, viene ucciso da alcuni sconosciuti che gli hanno chiesto una sigaretta e poi lo hanno aggredito. La moglie, avvertita per telefono, lo ha condotto in ospedale dove lo hanno dimesso: è morto a casa il giorno dopo. Il collega stava indagando sui brogli elettorali nel corso delle ultime elezioni municipali. Il suo giornale è collegato all’opposizione che sta contrastando i piani di cementificazione dell’amministrazione guidata dal sindaco Vladimir Vladimirovich Strelchenko che minacciano le foreste di Khimk.

19 gennaio: Anastassia Babourova, stagista per il giornale ‘Novaya Gazeta’ viene uccisa assieme all’avvocato Stanislav Markelov, difensore dei diritti umani, a Mosca.

SOMALIA

7 giugno: Mukhtar Mohamed Hirabe, direttore di Radio Shabelle viene ucciso nel mercato di Bakara (quartiere sud di Mogadiscio) da tre uomini che gli sparano ripetutamente alla testa.

26 maggio: Nur Muse Hussein,  56 anni, giornalista di Radio Voice of Holy Quran, muore in seguito alle ferite alla gamba riportate il 20 aprile scorso quando, malgrado si fosse presentato come giornalista, fu subito preso di mira da miliziani agli ordini del governatore della regione di Hiran (nord di Mogadiscio) che si stavano scontrando con membri del movimento islamico Hisbul Islam.

22 maggio: il giornalista Abdirisak Warsameh Mohamed rimane ucciso durante gli scontri avvenuti nel mercato di Bakara (quartiere sud di Mogadiscio) e che hanno visto darsi battaglia l’esercito somalo ed esponenti della milizia islamica ‘Al-Shabaab’. Abdirisak Warsameh, giornalista di Radio Shabelle, muore dopo essere stato raggiunto al petto da numerosi colpi di arma da fuoco. Il corpo del giornalista rimane a terra per oltre un’ora senza che nessuno potesse raggiungerlo, tanta era la violenza degli scontri.

4 febbraio: Saïd Tahlil, direttore della radio privata  HornAfrik, viene ucciso da un killer a Mogadiscio mentre si stava recando, assieme ad altri direttori di radio, a un appuntamento con dei rappresentantoi della milizia armata Al-Shabaab. Il giornalista viene colpito da quattro proiettili al cuore.

1 gennaio: Hassan Mayow Hassan, 36 anni, giornalista di Radio Shabelle viene ucciso da un membro della milizia pro-governativa nella città di Afgoye (30 km a sud della capitale Mogadiscio). Il primo gennaio 2009, alle ore 10,50, il giornalista si trovava assieme ad altri colleghi in una zona dove stavano avvenendo scontri tra gruppi armati vicini al governo federale e combattenti islamici, quando è stato affrontato da un miliziano che lo ha ucciso con due colpi alla testa nonostante il giornalista avesse mostrato il suo tesserino. Hassan Mayow Hassan è il decimo giornalista ucciso in Somalia dall’inizio del 2007, un numero che fa di tale Paese il più pericoloso e mortale in Africa per i media. La morte di Hassan avviene a soli pochi giorni dalla manifestazione degli operatori dei media che avevano protestato a Mogadiscio chiedendo la fine della violenze contro i giornalisti e la fine dell’impunità nei confronti di chi esercita la violenza contro la libertà di stampa.

SRI LANKA

12 febbraio: Punniyamurthy Sathyamurthy, corrispondente per alcuni media tamil con base in Canada rimane ucciso durante un bombardamento da parte dell’esercito nel nord del paese, dove si era recato per documentare le violenze di un conflitto che non conosce mai tregue. Nato nel 1972, Sathyamurthy, dopo aver studiato Scienze politiche all’università di Jaffna, era diventato giornalista, ed era ben presto diventato molto famoso all’estero, specialmente in Canada dove trasmettono stazioni radio e televisive in lingua tamil quali Canadian Tamil Radio, Canadian Multicultural Radio e Tamil Vision International.

8 gennaio: Due sicari uccidono nella capitale Colombo Lasantha Wickrematunga, direttore del ‘Sunday Leader’: il più battagliero giornale d’opposizione dello Sri Lanka, da tempo impegnato nel denunciare la corruzione del governo nazionalista di Mahinda Rajapaksa e coraggioso critico della guerra contro la minoranza tamil.

STRISCIA DI GAZA

8 gennaio: Bacel Feradj, cameraman della televisione di stato algerina ENTV muore in un ospedale de Il Cairo, dove era stato trasferito dopo essere stato ferito durante un bombardamento nella striscia di Gaza.

Fonte: Information Safety and Freedom

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