Ambasciator non porta pena.

di: J.A.Brady

stampa articolo stampa articolo

Dura la vita di un Ambasciatore, dura e movimentata sopratutto quella di coloro che sono stati incaricati di rappresentare l’Italia nelle capitali che contano: Londra, Madrid, Berlino, Parigi e Washington. Il motivo?  Se quanto  afferma nel suo articolo “Miroir, mom beau miroir..” Plilippe Ridet sul Le Monde del 14 aprile corrisponde al vero, risulta esservi una intensa attività diplomatica dei nostri rappresentanti nelle maggiori capitali occidentali.

Si può immaginare che l’agenda della Farnesina abbia impostato questa intensa attività per dettare azioni e relazioni legate alla planetaria crisi economica o ad una azione ancor più comune nella lotta al terrorismo internazionale.  Ma se immaginiamo questo forse erriamo, perchè pare che i nostri rappresentanti diplomatici siano impegnati a presentare note di protesta per degli articoli di stampa denigratori, a detta del governo italiano, apparsi sulla stampa estera nei confronti del nostro Gaffeur nazionale.  Così pare sia successo nel Regno Unito per due articoli apparsi sul Times e sul The Guardian; analogamente a Madrid per un’altro apparso su El Paìs ed a Berlino per uno pubblicato sul Der Spiegel. Non si hanno notizie di protesta diplomatica a Washington per un pezzo pubblicato sul Wall Street Journal. Forse lì sono ancora freschi di “abbronzatura” e non è il caso di andare a protestare.

Sappiamo che la Diplomazia italiana, da sempre, è fatta di buona pasta e di uomini degni. Ci viene in mente un nome su tutti: quello di Nicolò Carandini, Ambasciatore a Londra nel secondo dopoguerra e ribattezzato dalle stesse  autorità britanniche - dopo un iniziale scetticismo - Lord Carandini,  proprio per le sue elevate qualità umane, morali e professionali. Possiamo quindi solo immaginare quale possa essere lo stato d’animo dei nostri rappresentanti diplomatici in siffatta situazione. Sopratutto se consideriamo che storicamente il ruolo della stampa, in particolare nel mondo anglosassone, è stato quello di tutelare la propria indipendenza, controllare i politici e informare l’opinione pubblica. L’inchiesta sul Watergate di Woodword e Bernstein sta lì a ricordarcelo.

- Articoli (forse) correlati

3 Risposte a “Ambasciator non porta pena.”

  1. [...] il capo della diplomazia italiana vuol fare concorrenza al neo ministro del turismo Brambilla ed alla sua campagna Magic Italy,  [...]

  2. [...] il capo della diplomazia italiana vuol fare concorrenza al neo ministro del turismo Brambilla ed alla sua campagna Magic Italy,  [...]

  3. так он вообще тода не встанеть

Scrivi il tuo commento